Con il tempo

Questo libro raccoglie una selezione di immagini scattate con lo smartphone durante cinque anni ( dal 2015 al 2019).
I luoghi e le si tuazioni ritratte appartengono al mio quotidiano, perlopiù riprese tra Rimini, Fossombrone e alcuni paesi del Montefeltro, includono anche Ancona e il Trentino, tutti luoghi dove sono tornato più spesso e ho vissuto più a lungo nel corso del tempo.

Maurizio Giuseppucci

L’ultima luce del giorno (di Roberta Casadei)

Ho desiderato troppo il tempo per non falsarne la natura,
l’ho isolato dal mondo, ne ho fatto una realtà
indipendente da ogni altra, un universo solitario…

E.M. Cioran

Ho visto una statua, degli abeti, un pozzo. Ho visto le cose come sono e forse come non sono. Ho ricreato la realtà due volte, ne ho scelto un frammento e l’ho accostato a un altro, spazio e tempo distanti e ora vicini: qualcosa di sconosciuto nasceva dal noto, qualcosa appariva, forse suo malgrado.
Ispirare è un po’ come inspirare, alla lettera: soffiar dentro e sopra, infondere al mondo disponibile allo sguardo un respiro, l’istante di uno scatto che forse non verrà travolto dalla spinta del tempo che lo richiuderebbe subito, ma potrà rimanere aperto a lungo. Ogni cosa, nella sua natura fondamentale, non può venire adeguatamente espressa in nessuna forma di linguaggio, e l’occhio fotografico può diventare insaziabile, ora che sullo schermo del telefono c’è l’icona di una fotocamera e basta sfiorarla, per fermare, ritagliare un mondo che comunque è già unità frammentata. Allora a volte più che sui fatti, la scelta cade sugli intervalli tra gli eventi e in questi spazi io ascolto un silenzio privilegiato. Mistero deriva da mueîn, tacere, essere silenzioso.
L’interesse si sposta dagli elementi, alle relazioni tra loro, senza intenti celebrativi una figura si ferma, esce dal flusso, diventa quadrato magico. Guardo ogni cosa oltre la retorica di un significato, non parto da un qui per arrivare là, ma c’è una soglia a cominciare dalla quale l’esistenza diventa sensibile, capace di attivare un campo di forze, una dimensione aperta, svincolata dal tempo ordinario. Perché il tempo è un labirinto e possiede dimensioni multiple, come il minuto senza orologi della bandiera stinta dietro le sbarre di una finestra, le ombre su un muro, l’alone del silenzio. Il ricordo può avere un corpo in ogni luogo, l’obiettivo prende nel suo quadro un dettaglio, scoperto in un baleno dello sguardo, o richiamato alla memoria da una luce. Scatto una foto e un sipario si alza, mi eleva il giorno, rafforza il presente, oppure qualcosa si addensa in un punto ed è una nostalgia che mi raggiunge: altre immagini vengono toccate in me, riverberi interiori, forme, sogni. L’assenza è il tempo e il luogo dell’immagine.
Possiamo diventare spettatori attivi, cogliere il ritmo, sentire una moltitudine di forze convergenti proprio lì, nei petali stanchi di una rosa, in una serie di finestre chiuse, produrre senso in un oceano di assurdo, trovare qualcosa e finalmente cominciare a cercarla. La vita non aspetta, ha modi nascosti di chiedere attenzione, di darsi a uno sguardo che vada più in là della registrazione di un paesaggio, del collocare, sommare. Reclama una pupilla interiore che abbia la forza propulsiva del fiore che cresce.

‘’Poi sul selciato, qualcosa colpì la sua attenzione (che cos’è?, pensò)
e gli parve estremamente importante: era solo l’ultima luce del giorno.’’

Peter Handke