Frames

Frames

The exhibition “FRAMES” collects works of different size, being the biggest ones 3 metres long and 80 cm high. They are leaflets with images printed in plotter technique and mounted on panels.
For these works  I have taken frames from some of Antonioni’s films and some short family videos found on Youtube, all shot from the screen and mounted in sequence.
In a few cases I have added  digital shots showing details of the urban landscape of the city where I live, Rimini.
What joins together this different stuff, is the presence of the human figure, taken into its fading (into the fog, in a sheet of water, like a shadow)

Chiesa di S. Filippo, Fossombrone (PU), 2007.
Grandi pieghevoli, stampa plotter montata su pannelli carton plume,
dimensioni 70 cm x 3 m . Montaggio di frames tratti da sequenze filmate, tra le quali: “Deserto rosso”,”L’avventura” di Antonioni; filmati familiari (vacanze, tempo libero, tratte da YouTube); foto digitali del paesaggio urbano di Rimini.

Estratti dalla presentazione della mostra

Caro Osservatore,
(….)
Osservare comporta più che la fissazione dello sguardo, che è propria del guardare, il conservare ciò che l’occhio ha sfiorato, come leggere porta con sé il senso di raccogliere e legare alla memoria.
Maurizio Giuseppucci, con questa mostra nella chiesa di San Filippo di Fossombrone, si rivolge all’ osservatore che sappia nello stesso tempo essere lettore; con immagini e parole, montate su grandi pieghevoli o in libri rilegati, agisce sull’osservatore per risvegliare le potenzialità dell’udito e sul lettore per promuovere la memoria dell’occhio. Un uso sapiente della fotografia e della macchina fotocopiatrice contribuisce ad oggettivare l’immagine che tenta di dissolversi nelle trasparenze dei fogli o di farsi parola, parole o frammenti di pensiero.
Un esercizio per te Osservatore a ricucire un passato che pensavi perduto o ininfluente sul presente; l’opera ti ricorda che nessuna traccia può essere cancellata fino alla morte.(…)
.
L’opera di Giuseppucci ti può convincere di seguire la via dell’ombra fino al nero assoluto, prova a seguire la via della luce; non si tratta di una scelta bizzarra perché la fotografia stessa nasce dal gioco di ombra e luce. Per uno strano fenomeno noi possiamo essere colpiti dalla luce di un corpo celeste quando questo è già scomparso, è restata la luce che ha impiegato anni per raggiungerci; forse le foto che si trovano a raccontare una nuova storia di Venezia o di Berlino rappresentano un mondo cancellato, di quel mondo è rimasta la luce che solo oggi, grazie all’artista, ci colpisce.

Silvia Cuppini, Docente di Storia dell’arte contemporanea, Università di Urbino

Delle similitudini

“Molti si lamentano che le parole dei sapienti siano sempre e soltanto similitudini che però non si possono applicare alla vita di ogni giorno, la sola che possediamo” (F. Kafka)

…l’una con l’altra, così avviene la comunanza. Si possono confondere le immagini, le parole e forse anche il senso, scivolare pian piano nella vaghezza per favorire la comprensione, la conclusione, ma la ‘nostra vita – è scritto nel Libro della Sapienza – passa come l’ombra di una nube e si dissolve come nebbia’

La similitudine è un paragone non reversibile. Perché quando si tratta di poesia, anche un frammento estratto dall’insieme di cui è parte diviene in decidibile,…indicibile.

Sì, certo, le nostre prove ci aiutano a rammentare, ma è un’azione debole, di semplice, accurato, raffinato ricovero per la memoria viva.
Tentare la ‘sfera del muto’, dove ‘può scoccare la scintilla magica fra parola e azione’ è l’ultima prova di Giuseppucci che muove la sua mano nel cuore del linguaggio. Come ‘una sostanza chimica che ne attacca un’altra solo nel senso che dissolvendola scopre la sua natura più interna, non la distrugge’
( Benjamin)

Ecco perché le sue similitudini divengono e si offrono come incredibili parabole
Nel tempo della crisi: forse il delicato –per noi- annuncio di un tempo nuovo…

Katia Migliori, docente di Storia della critica, Università di Urbino