About

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Maurizio Giuseppucci does not acquiesce in collective oblivion. On the contrary he communicates to the viewer a sentiment of repetitive and constant recollecting. His artworks, a rather complicated archive scattered into numerous multi-formatted pieces, serve to expose concealed memories and convey forceful comments about the current sociopolitical scene.
Rare images retrieved from the web and his personal collection, digital photos pigmented, distorted and magnified, hand made boxes and embroidered handkerchiefs, framed posters illuminated by a dim blue light; these are some of the media he uses as the pattern for his minimal yet elaborate installations. The level of his intricate craftsmanship is demonstrated in such details as the precision in the laser prints, the fragile pastiche of a tome, the meticulous packs, the unerring sewn fabrics.
Having studied Film theory and Literature he adopts a cinematic and non-linear approach to his subjects. In this case the artist is a camera and portrays selected scenes from a familiar heritage and then he edits them. Thus the common site of memory is elevated to a communal element of self/hetero represantations.
Modified versions of the unvarying realities throughout history is what Giuseppucci actually does. Blending for instance photos of immigrants of the previous century with contemporary fonts and the layout of a magazine he is making a melancholic statement on the repetition of a man’s journey to a new country, a new life. Sometimes the message is strict and directly political as in his Libri series or red boxes, usually though it is subversive and ironic as in his Frames sequences, where a film still from Antonioni’s “L’ Avventura” is multiplied and combined with photos from the artist’s journeys, altogether presented in a cathedral, an installation that embodies the metaphor of the human condition and the existential tantrum of each spectator.
Maurizio Giuseppucci is neither nostalgic nor theoretical; from his cultural field selects specific fragments. A piece cut out from a film or text narrative and frozen as to be magnified and render an emotion. It is an archival disposition yet an organic opus constantly changing and inter- connecting

Setting still lifes with sensitivity to compositional colors and altar- like installations, the artist inserts the viewers in a private frame where they confront suppressed memories, commemorate not only individuals but moreover their own selves, reinvent and reinterpret their position in the modern world.
N. Kount
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Maurizio Giuseppucci rifiuta di conformarsi in silenzio all’oblio collettivo. Al contrario, comunica all’osservatore l’impegno di un rammemorare costante. Il suo lavoro, un archivio piuttosto complesso che dà corpo a numerose opere in forme diverse , è dedito a svelare memorie occultate, e sollecita con forza una riflessione sulla scena sociale e politica del presente.
Immagini rare recuperate dalla rete così come dalla sua collezione personale, foto digitali pigmentate, distorte e ingrandite, scatole fatte a mano e fazzolettini ricamati, stampe incorniciate e illuminate da una lieve tinta blu: sono questi alcuni dei mezzi che usa quali forme di base per le sue istallazioni minimali e al contempo elaborate. Dedica infatti una attenzione artigianale alla cura dei dettagli: la precisione della stampa al laser, il fragile pastiche dei libri, le confezioni meticolose, le cuciture.
Dagli studi di teoria cinematografica e di letteratura gli deriva un approccio cinematico e non lineare ai suoi soggetti. In questo caso l’artista è una macchina da-presa che ritrae scene selezionate da un’eredità familiare, per poi sottoporle a un nuovo montaggio. Così il deposito comune della memoria viene elevato a elemento collettivo della rappresentazione del sé e dell’altro.
Elaborare variazioni sul dato oggettivo della storia è il terreno su cui si misura attualmente il processo creativo di Giuseppucci. Mescolando per esempio foto di emigranti del secolo scorso con fonti contemporanee ( il layout di una rivista), egli rimarca malinconicamente la umana ripetizione del viaggio verso un paese nuovo e una vita nuova. Talvolta il messaggio è strettamente e direttamente politico, come nella serie dei Libri o delle scatole rosse, sebbene più spesso sia sovversivo e ironico come nella sequenza Frames, dove un fotogramma dall’Avventura di Antonioni viene moltiplicato e combinato con foto di viaggio dell’artista; l’ istallazione dell’opera all’interno di una cattedrale suggerisce una metafora dell’umana condizione e allude a un fremito esistenziale in cui ogni spettatore può riconoscersi.
Maurizio Giuseppucci non è però né un nostalgico né un teorico: dalla sua cultura seleziona frammenti specifici. Un frame cinematografico o una frase da un testo narrativo sono ritagliati e raggelati come per essere ingranditi ed agire così sulle emozioni di chi osserva. E’ una predisposizione all’archivio, ma al tempo stesso un’opera organica in costante mutazione e interconnessione.
Componendo still lifes con una particolare sensibilità verso il colore e istallazioni che a volte rimandano ad un altare, l’artista inserisce l’osservatore in una cornice privata dove confrontarsi con ricordi rimossi, predisponendolo a commemorare non solo individui ‘altri’ ma soprattutto un ‘sé’ dimenticato e invitandolo quindi a reinventare e reinterpretare la sua posizione nel presente.